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regista teatrale

PROGETTI / LABORATORI

LA PEDAGOGIA E'UN ATTO ESTETICO

Storie Naturali

a proposito del senso e delle sue distrazioni

LABORATORIO della Scuola Perfezionamento del   TEATRO DI ROMA  -  Teatro Nazionale Gennaio / luglio 2017

MATERIALI24

 

 

Questo laboratorio incontra, usa e attraversa il magma letterario di Edoardo Sanguineti, autore che ha teorizzato, più di ogni altro, per mezzo della sperimentazione e dell’esercizio, la condizione di una lingua in progressivo decadimento verso la sua definiva scomparsa.

Nel descrivere la sua scrittura Sanguineti parla di “un lessico francamente regressivo, di un sottoparlato oniroide” articolato “entro un registro deliberatamente depauperato e ristretto, in una sintassi sbalordita e deficiente”.

L’esercizio su questa specie di grammatica de-generativa, necessaria per una lettura moderna di ogni materiale drammaturgico, ed il tentativo di maturarne per la scena gli elementi fondamentali, concorrono alla formulazione di una ipotesi di lavoro che si sviluppa intorno ad immagini di sottrazione, di spaesamento, di rifugio nelle zone più inconsuete dello spazio scenico, di perdita del centro, di spostamenti di fuoco; di negazione del senso più canonizzato e irrigidito del testo, in favore di una nuova tessitura, autonoma, nella quale possano confluire, contemporaneamente, tutti gli elementi necessari.

Una strategia che non prevede particolari artifici scenografici, un’attenta definizione dei personaggi, un arioso svolgimento della vicenda, poiché il concetto che la legittima si articola nel senso del circoscrivere un luogo del pensiero, dell’abbandono, affrancato da ogni possibile riferimento psicologico.

All’attore che si presta a questo incontro, alla considerazione di un concetto estraneo alla propria formazione di attore “psicologico”, e privo, forse, di alcuni strumenti necessari per l’apprendimento e l’esercizio, si chiede di prestarsi con “meraviglia”, di contribuire alla definizione di questo “luogo”, creando una sua maschera di nudità, per così dire, biologica, e di confluire, naturalmente, nella tessitura, in questo montaggio di passaggi e di rimandi, confrontandosi con la difficoltà di non avere punti di riferimento tradizionali se non quelli del proprio sentire e del proprio vedere.

Questa proposta di lavoro si illude di questa de-generata aspirazione: cogliere le parole nel momento sfuggente ed irripetibile in cui, svincolandosi dal proprio significato, si “mostrano”, in transito, verso un altro luogo.

Non è possibile partecipare di questo avvenimento, oggi (e forse non lo è mai stato), ma crediamo che nella pratica di questa illusione, articolata, consapevolmente, nell’ambito della necessità personale, si possa cercare una possibile contemporaneità.

Memoria pubblica di questo percorso sarà la restituzione scenica, in forma strutturata, delle trame drammaturgiche costruite insieme agli attori che ne saranno anche consapevoli interpreti.

 

 

PROGETTO SPECIALE 2017 MIBACT

 

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Il Capitale di Karl Marx (quasi un Vangelo apocrifo)

e

Maria Stuarda di Friedrich Schiller

Materiali per un progetto di “Pedagogia artistica della condivisione scenica”, rivolto a 20 attori già formati nelle principali scuole d’Arte Drammatica italiane

 

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PREMESSA

Da sempre, ma ancor più, in un momento esplosivo/implosivo di questo nostro lavoro, la formazione qualitativa, umanistica e strutturale di nuove attrici e attori, coscienti e consapevoli delle proprie attitudini, è un processo fondamentale per la costruzione di future opportunità di espressione artistica e di lavoro.

L’attuale esperienza laboratoriale che sto curando in qualità di docente per il Teatro di Roma (un lungo lavoro su Edoardo Sanguineti gennaio/giugno 2017), in seno alla Scuola di Specializzazione di questo teatro nazionale, l’attenzione al costante percorso formativo, e non solo performativo, delle attrici e degli attori e all’emancipazione dei propri strumenti di lettura e pratica critica delle opere, induce ad avviare progetti laboratoriali volti all’osservazione di quelli che sono i tratti fondamentali dell’esperienza teatrale, da un esame della drammaturgia, della partecipazione, della posizione dell’attore, dei rapporti tra attore, drammaturgia e spazio e, naturalmente, del rapporto col pubblico.

Condizione necessaria di tali percorsi laboratoriali è la possibile “restituzione pubblica” del lavoro svolto, il confronto, e questo è opportuno che accada in ambiti di programmazione sensati e prestigiosi che prevedano, in progetto, tali appuntamenti.

Nel nostro percorso pedagogico il Teatro di Roma per “Il Capitale di Marx (un vangelo quasi apocrifo)” e il Festival Quartieri dell’Arte di Viterbo per “Maria Stuarda” di Friedrich Schiller, saranno i partener che ospiteranno nelle proprie programmazioni i lavori prodotti dal laboratorio. Tale ospitalità avverrà nell’ambito di programmazioni attinenti e dedicate.

La scelta dei testi e degli autori di riferimento laboratoriale (Marx e Shiller) entrambi di lingua tedesca, entrambi protagonisti di due visioni storicamente articolate e contrapposte del valore dell’arte per le società moderne, punti di riferimento strutturali e storici (200 anni dalla nascita di Marx e 150 anni dalla pubblicazione de IL Capitale) per una riflessione sia filosofica che drammaturgica imperniata sulla necessità contemporanea di leggere l’opera d’ingegno del passato come unica possibile fonte identitaria di questo presente distratto e confuso, da luogo ad un metodo, ad un cenacolo interdisciplinare per attori diversi investiti di responsabilità creative all’interno di un teatro sempre più scomposto e scomponibile.

 

DESTINATARI

 Il progetto di “Pedagogia artistica della condivisione scenica”, è rivolto a 20 attori già formati nelle principali scuole d’Arte Drammatica italiane (Paolo Grassi, Silvio D’Amico, Galante Garrone, Piccolo Teatro, Centro Sperimentale) provenienti dal Corso di Specializzazione del Teatro di Roma.

 

MATERIALI

 

“Se c’è un pensatore che ha lasciato un segno indelebile nel secolo scorso, questo è Marx” (Eric Hobsbawm)

Gli elementi costitutivi de Il Capitale di Karl Marx letti “quasi” come una conferma dei valori del cristianesimo, sono strumenti formidabili e potenti per una drammaturgia delle idee, articolata e messa in scena, attraverso le forme e i suoni generati dalla storia di questi ultimi secoli .

Vangeli apocrifi che si avviano ad entrare nel patrimonio dell’umanità, senza ormai paternità politiche o confessionali, ma come testimonianza della rivoluzionaria attitudine umana al pensiero,.

 Punti di riferimento strutturali e storici (200 anni dalla nascita di Marx e 150 anni dalla pubblicazione del Primo Libro de IL Capitale) per una riflessione filosofica e scenica, imperniata sulla necessità contemporanea di leggere l’opera d’ingegno del passato come unica possibile fonte identitaria di questo presente distratto e confuso, che darà luogo ad un cenacolo interdisciplinare (ottobre 2017 / aprile 2018) per attrici, attori, drammaturghi, compositori, storici e critici, investiti di responsabilità creative all’interno di un teatro sempre più scomposto e scomponibile.

"L'uscita dalla tradizione, dice Marx, inaugura in realtà una gigantesca crisi dell'organizzazione simbolica dell'umanità". I confronti essenziali, come quelli fra giovani e vecchi, fra donne e uomini, fra miserabili e potenti, fra il mio gruppo e gli altri gruppi, gli stranieri e i connazionali, gli eretici e i fedeli, i plebei e i nobili, le città e le campagne, chi lavora con l'intelletto e chi con le mani, sono stati a lungo rappresentati e rappresentabili secondo codici gerarchici spesso intrecciati tra loro". Ora che non è stata proposta una nuova simbolizzazione, ma unicamente una violenta costrizione reale ordinata dall'economia, ne risulta una crisi storica, estetica, artistica, anche, dei segni e dei simboli, entro cui la gioventù, e non solo, patisce il proprio disorientamento.

Può il teatro affrontare questa riflessione? Penso che debba, consapevole della propria parzialità, della propria necessità, della propria umanità.

 

 “Elisabetta: Io sono il potere”

 Il laboratorio sulla traduzione in versi italiani della Maria Stuarda , ad opera di Edwige De Battisti (1829), fornisce un’occasione eccezionale per approfondire una drammaturgia esemplare come quella che Shiller ha costruito per la sua tragedia. Questo tradimento/travestimento letterario (per dirla con Edoardo Sanguineti), rende epici ancor prima che tragici, oggi, i temi e le ricorrenze contemporanee che ne conseguono; in particolar modo la strumentalizzazione di ogni retorica del potere e dello scontro religioso e la disumanizzazione che ne consegue. Un territorio drammaturgico prismatico che offre ai giovani attori la possibilità di agire e recitare secondo la particolarità di questo linguaggio, sapendo che ogni testo, ogni grande testo, ha il suo, spesso convenzionale, specifico.

 

PARTENER

Il Teatro di Roma  / Teatro Nazionale sarà coinvolto nel progetto "Il Capitale di Karl Marx (quasi un vangelo apocrifo)" ospitando lo spettacolo nel giugno 2018.

Il Teatro di Roma prevede infatti di sviluppare un ampio ed articolato palinsesto di attività collegate al tema del lavoro in tutte le sue implicazioni filosofiche, economiche e sociali. Produzioni, conferenze, seminari e approfondimenti saranno dedicato a questo percorso tematico che vede nel lavoro sul Capitale di Karl Marx il suo nucleo centrale.

Il progetto, oltre ad entrare a far parte del programma didattico 2017, grazie al coinvolgimento degli attori del Corso di Perfezionamento della Scuola di Teatro, rientra appieno nel progetto artistico 2017/2018 del Teatro di Roma.

Il Teatro di Roma metterà a disposizione la classe degli allievi 2017, e individuerà, all'interno della propria programmazione 2018 (giugno 2018) un periodo per accogliere il risultato del laboratorio.

Saranno messi a disposizione del progetto i materiali tecnici disponibili in residenza, la comunicazione e l'ufficio stampa.

 Il Festival Quartieri dell'Arte ospiterà il lavoro frutto del Laboratorio su “Maria Stuarda in occasione della sua XXI edizione denominata "Ricostruzione di una Città" che terminerà nel 2020.

Una sezione speciale del Festival esplorerà la visione della cultura tedesca riformata dell’Italia e del Rinascimento attraverso l’opera di Schiller.

È in questo contesto che si colloca, assieme ad una messa in scena della rappresentata “Fiesco” e a un progetto di drammaturgia contemporanea che lega la poesia di Schiller e di Sannazzaro alla pittura di Massimo Rao, l’ospitalità della versione site-specific della “Maria Stuarda” prodotta dal Teatro Due di Roma (settembre/novembre 2017), con la regia di Marco Lucchesi e gli attori del laboratorio di specializzazione affiancati e sostenuti dalle attrici e insegnanti Daniela Giordano e Viola Graziosi.

La direzione del Festival considera dunque detta ospitalità strategica per l’attuazione delle linee programmatiche dell’edizione 2017.

 

PROGRAMMA 

A partire dal mese di luglio 2017, una classe/compagnia di 7 attrici e attori diplomati nelle principali scuole di recitazione italiane, inizierà un Laboratorio in merito alla lettura strutturale dei due testi; il 23 luglio il gruppo, in residenza / laboratorio in Umbria presso il "Centro Residenze Artistiche" Conte Rècani, inizierà il lavoro di preparazione ed allestimento di Maria Stuarda che debutterà a settembre, dopo una ulteriore Residenza Artistica a Vitorchiano (VT), nell’ambito della programmazione del Festival Quartieri dell’Arte.

Le protagoniste dello spettacolo Daniela Giordano e Viola Graziosi parteciperanno all'attività formativa e seminariale dell'allestimento anche in qualità di docenti.

Da ottobre, la classe/compagnia riprenderà la formazione propedeutica alla realizzazione dello spettacolo incentrato sui temi de Il Capitale di Marx.

Il laboratorio proseguirà fino a dicembre 2017 per approdare successivamente nella programmazione del Teatro di Roma in seno al Progetto: ”Il lavoro come capitale” stagione 2017/18.

 

STRUTTURA DEL LABORATORIO

Il lavoro si svolgerà seguendo sei finalità principali:

  • indagine dei materiali drammaturgici attraverso l’analisi e la critica della struttura profonda e riconoscibile dei testi
  • rapporto tra attore e testo/spazio per una presenza consapevole all’esperienza del testo
  • processo di appropriazione dei linguaggi utilizzati (prosa, verso, dialoghi) secondo un metodo collettivo ma non comunitario (quindi privo sostanzialmente di preconcetto)
  • elaborazione delle drammaturgie di riferimento per gli allestimenti
  • allestimento dei due spettacoli