regista teatrale

PROGETTI / LABORATORI

LA PEDAGOGIA E' UN ATTO ESTETICO

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DAL 17 AL 23 GIUGNO 2019

Laboratorio di perfezionamento teatrale per 8 giovani attrici/attori professionisti (max 30 anni), condotto da MARCO LUCCHESI sul tema della:

GELOSÍA

scene da "Un amore di Swann" (ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO / Primo volume, 1913: "Dalla parte di Swann" ) di Marcel Proust - traduzione di Giovanni Raboni

 

"......Le parole, a forza di venir usate dal nostro pensiero al posto di concetti generali, quando servono, per dir così, da segni algebrici, devono spogliarsi di ogni immaginosità; a forza di venir usate nella lingua di tutti i giorni, quando le si pronuncia e le si ascolta solo a metà, sono diventate abituali e si è smesso di sentirne la forma interna (dell'immagine) e la forma esterna (del suono). Noi non sentiamo ciò che è abituale, non lo vediamo: lo riconosciamo ....... Se volessimo definire la percezione poetica e artistica in generale troveremmo senz'altro una definizione: la percezione artistica è quella che ci fa sentire la forma (magari, non soltanto la forma, però la forma di sicuro)" - Pietro Montani, Il debito del Linguaggio - 1985 Marsilio Editori

 

gelosìa s. f. [der. di geloso]. – 1. a. Stato emotivo di dubbio e di tormentosa ansia di chi, con o senza giustificato motivo, teme (o constata) che la persona amata gli sia insidiata da un rivale: sentire g., soffrire di g.; essere roso, tormentato dalla g.; fare una scena di gelosia. È distinta dall’invidia in quanto quest’ultima è il sentimento di chi desidera cosa posseduta da un altro, senza che in questa rivalità sia coinvolta una terza persona. b. Per estens., risentimento che si prova nel vedere che altri ci è preferito o che ad altri è concesso un affetto o un vantaggio che vorremmo per noi stessi: anche i bambini soffrono di gelosie; ha g. della sorellina; e di animali: il cane mostra g. quando vede il padrone accarezzare un altro cane. c. Con altro uso estens., rivalità, desiderio d’emulazione, invidia: la g. de l’amico fa l’uomo sollicito (Dante); provare g. per i successi altrui; destare le g. dei compagni, dei colleghi; g. di mestiere. d. ant. Sospetto, timore: per g. di perdere la fortezza, vi venne Castruccio in persona (G. Villani). e. non com. Cura attenta e affettuosa, scrupoloso riguardo: custodire con g. un ricordo carissimo. 2. a. Serramento di finestra – realizzato con stecche inclinate disposte in un telaio fisso o mobile (persiana), con stecche fitte incrociate (grata) o anche con lastre di legno o di metallo traforate – che permette di guardare dall’interno senza essere visti dall’esterno (il nome si spiega col fatto che l’origine sarebbe dovuta a motivi di gelosia, in quanto tale sistema permette alle donne di stare alle finestre togliendole però alla vista degli estranei).

Il laboratorio, sarà articolato in due moduli quotidiani (tre ore al mattino e tre ore il pomeriggio) in sei giorni, e accompagnerà i partecipanti nel consolidare una competenza specifica nel merito del lavoro svolto.

Scadenza iscrizioni 19 maggio 2019

info e iscrizioni:

Se interessati inviare mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con:

  • curriculum 
  • breve lettera di motivazioni

 https://www.podereconteracani.it/it/residenze-artistiche

 

 

 gennaio / giugno 2019  in corso....

 

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LAUDATO SI’

dalla seconda enciclica di Papa Francesco

libretto/testo di Fiammetta Carena

regia di Marco Lucchesi

 

Nel 2018 abbiamo collaborato con i nostri artisti e Maestri, ad un Progetto Speciale MIBACT di pedagogia artistica che, svolto in collaborazione con Marco Lucchesi, Teatro di Roma ed  Enciclopedia Treccani, è approdato nel 2018 sul palcoscenico del Teatro Argentina (Il Capitale di Karl Marx) come produzione del Teatro Nazionale di Roma in co-produzione con il Conservatorio Santa Cecilia.

Condividemmo in quella occasione la necessaria prospettiva di realizzazione pubblica che deve seguire ogni prassi di studio e di approfondimento; siamo convinti di aver contribuito a  questo necessario proposito e di averlo portato a termine in sinergia con alcune tra le istituzioni artistiche e culturali più importanti del nostro paese.

La necessità di una prassi rivolta al percorso formativo, e non solo performativo, degli artisti della scena e all’emancipazione dei propri strumenti di lettura e pratica critica delle opere, suggerisce, ora, questo nuovo progetto/laboratorio volto all’osservazione e alla pratica di quelli che sono i tratti fondamentali della traduzione musicale, scenica, linguistica e letterale dei testi, attraverso un approfondimento delle tematiche individuate.

Tema di questo laboratorio, diretto da Marco Lucchesi sarà la Seconda Enciclica di Papa Francesco: ” Laudato si’ “, con il suo portato sociale, civile e politico ancor prima che confessionale.

Questo scritto visionario, a leggerlo bene, potrebbe essere adottato come programma di lungo termine da ogni partito progressista e democratico.

Un nuovo progetto quindi in sinergia e continuità con una rete di istituzioni pubbliche e private che contribuiranno alla sua realizzazione e ad accoglierlo in modo ufficiale e dedicato.

Roberto Giuliani

Direttore Conservatorio Santa Cecilia

 

 

LAUDATO SI’ seconda enciclica di Papa Francesco, è un grido di dolore e di allarme sulla progressiva distruzione della natura (e, inevitabilmente, della cultura): foreste, clima, oceani, rifiuti, tecnologia, monopoli, mercato, industria, coltivazioni, abusi di potere, consumati, fagocitati e prodotti in una spirale famelica che rischia di condurre alla dissoluzione.

Il Papa ci racconta, con esemplare chiarezza, di un mondo malato: foreste bruciate o abbattute per far posto a coltivazioni estese (spesso enormi monocolture), specie animali e vegetali che si estinguono, coralli grigi, cemento, asfalto, un rumore costante che cancella il pensiero, un’accumulazione che inquina la mente, paesi in cui il cibo viene buttato e paesi in cui il cibo non c’è, veleni sparsi, clima impazzito, risorse che si esauriscono, tecnologia che tutto e tutti asservisce ciecamente.

Quello che più mi ha colpito di questa analisi pacata e circostanziata del mondo che ci circonda e che noi strutturiamo e destrutturiamo incessantemente, è il tema della separazione. Separazione dalla natura, certamente, dal Creato, per usare le parole del Papa ma anche dai mezzi di produzione, dai nostri simili, dal senso della vita, dall’umanità e, infine, da noi stessi. L’illusione di onnipotenza ci rende impotenti, la brama inesausta di pienezza ci svuota, le “forze cieche dell’inconscio”, tenute a distanza, ci dominano. “Angoscia e tremore”, rifiutati in tutti i modi possibili, ci cristallizzano in un’eterna negazione. La “fugacità ci trascina in superficie in un’unica direzione”. E tutto ciò ci separa. Ci separa dalla realtà e dal senso del limite, che della realtà fa inevitabilmente parte. Ci separa dalla relazione con noi stessi e con gli altri. Ci separa dalla pietà.

La prigione di un ‘io’ chiuso e ingordo, che mal tollera il limite, l’alterità, la consapevolezza diventa la distruzione di quello stesso ‘io’ che, irrelato, perde senso e profondità e si separa da se stesso, preda del vuoto che nessun oggetto, nessuna ricchezza, nessun potere può colmare.

Fiammetta Carena (autrice del libretto/testo)

https://www.conservatoriosantacecilia.it/50992/

 

 

 

 gennaio / giugno 2019  in corso....

 

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in collaborazione con la Scuola di Teatro e di Perfezionamento Professionale del TEATRO DI ROMA

PROGETTO SPECIALE MIBACT 2018/20

Laboratorio

Dèmoni e demòni creatività della dissimulazione

condotto da  Marco Lucchesi

               

                
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2019  LA DUCHESSA D'AMALFI

di John Webster

e

2020  FAUST

di/da Goethe / Sanguineti

 

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La formazione qualitativa, umanistica e strutturale di nuove attrici e attori, coscienti e consapevoli delle proprie attitudini, è un processo fondamentale per la costruzione di future opportunità di qualificata espressione artistica e di lavoro e l'esperienza maturata in questi anni conferma l'opportunità della proposta.

            La necessità di una prassi rivolta al percorso formativo, e non solo performativo, delle attrici e degli attori  e all’emancipazione dei propri strumenti di lettura critica delle opere, suggerisce questo laboratorio volto all’osservazione e alla pratica di quelli che sono i tratti fondamentali della traduzione scenica, linguistica e letterale dei testi, attraverso un esame approfondito della drammaturgia e di ogni suo possibile travestimento

            La scelta dei testi e degli autori di riferimento laboratoriale (Goethe, Webster, e Sanguineti) tradotti e traduttori, protagonisti di visioni articolate del valore della traduzione/travestimento/dissimulazione, punti di riferimento strutturali e storici (Goethe «...uno dei più grandi letterati tedeschi e l'ultimo uomo universale a camminare sulla terra», Webster uno degli esempi più fulgidi del teatro elisabettiano e Sanguineti, il cui compendio alle raccolte moderne  di letteratura italiana ci dice quanto possa essere un ponte verso le nuove generazioni, autore che ha teorizzato, più di ogni altro, per mezzo della sperimentazione e dell’esercizio, la condizione di una lingua in progressivo decadimento verso la sua definiva scomparsa) sostiene e accompagna una riflessione sia filosofica che drammaturgica imperniata sulla necessità contemporanea di leggere l’opera d’ingegno come possibile fonte identitaria di un presente distratto e confuso, dando luogo ad una possibile prassi.

http://www.teatrodiroma.net/3993/scuola-di-teatro-e-perfezionamento-professionale-del-teatro-di-roma


 

 

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SETTEMBRE 2018 - FESTIVAL QUARTIERI DELL'ARTE

 

Boy with Scar

un testo collettivo di Joele Anastasi, Rasim Erdem Avsar (drammaturgo che collabora con il Teatro DOT di Istanbul), Emily Gillmor Murphy e Danielle Pearson (autrice in residenza del Watermill Theatre in Gran Bretagna). 

Il progetto avviene nel quadro del progetto EU Collective Plays! co-finanziato dal Programma Creative Europe dell'Unione Europea e nell'ambito del Festival Quartieri dell'Arte.

La restituzione di questo testo consisterà in una messa in scena multipla ( Marco Lucchesi metterà in scena il testo di Rasim Erdem Avsar)  con una Compagnia transnazionale di attori e artisti della scena.

 

 

IL CAPITALE DI KARL MARX quasi un vangelo apocrifo in 24 scene

progetto speciale MIBACT 2017

 

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".........Venticinque giovani artisti in scena tra attrici, attori, cantanti e musicisti che in collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia, l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, il Progetto Speciale MIBACT, il “Liceo Artistico Via di Ripetta” e la produzione del Teatro di Roma, soffiano nel vento della storia come strumenti formidabili e potenti per una drammaturgia dei concetti, articolata e messa in scena da Marco Lucchesi, attraverso l’incarnazione attoriale di tesi, contro tesi, antitesi e riflessioni contenute ne Il Capitale di Karl Marx.  Uno spettacolo che alterna l’opera alla prosa, il canto al poema, la Canzone di giacca napoletana a  Bob Dylan a Luis Bacalov con le note di "Estaba la madre", opera gravida del dolore della tragedia argentina, in grado di accogliere un nuovo testo con altri dolori di altre tragedie.

L’alto ed il basso delle riflessioni marxiane, pagine di pura letteratura alternate a formidabili racconti da strada che si rincorrono schizofrenici nell’opera monumentale di Marx, recitate in forma di dialoghi, di brevi monologhi, di citazioni o di azioni sceniche, su e giù per una simbolica scalinata che occuperà inesorabilmente tutto il palco del teatro offrendo agli attori numerosi palcoscenici a diversi livelli di altezza. Luoghi ascensionali o sprofondanti nella scala sociale, mistica, filosofica, umana.

Quasi un Vangelo apocrifo che si avvia ad entrare nel patrimonio dell’umanità, senza ormai paternità politiche o confessionali, ma come testimonianza pop della rivoluzionaria attitudine umana al pensiero......"

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PREMESSA

La necessità contemporanea di risemantizzare il quotidiano dei gesti, dei pensieri e delle nostre parole, ha guidato il lavoro di approfondimento e narrazione che costituisce la struttura drammaturgica del laboratorio e dello spettacolo. Il profilo generazionale che segna il gruppo di lavoro, la compagnia come i giovani storici proposti dalla Treccani o i cantanti del Conservatorio Santa Cecilia, è un elemento fondamentale di questa trasposizione che si assume la responsabilità di un contributo scenico alla ricollocazione contemporanea di un pensiero storicamente necessario.

Marco Lucchesi

 

DESTINATARI

 Il progetto di “Pedagogia artistica della condivisione scenica”, è rivolto a 20 attori già formati nelle principali scuole d’Arte Drammatica italiane (Paolo Grassi, Silvio D’Amico, Galante Garrone, Piccolo Teatro, Centro Sperimentale) provenienti dal Corso di Specializzazione del Teatro di Roma.

 

MATERIALI

 

“Se c’è un pensatore che ha lasciato un segno indelebile nel secolo scorso, questo è Marx” (Eric Hobsbawm)

Gli elementi costitutivi de Il Capitale di Karl Marx letti “quasi” come una conferma dei valori del cristianesimo, sono strumenti formidabili e potenti per una drammaturgia delle idee, articolata e messa in scena, attraverso le forme e i suoni generati dalla storia di questi ultimi secoli .

Vangeli apocrifi che si avviano ad entrare nel patrimonio dell’umanità, senza ormai paternità politiche o confessionali, ma come testimonianza della rivoluzionaria attitudine umana al pensiero,.

 Punti di riferimento strutturali e storici (200 anni dalla nascita di Marx e 150 anni dalla pubblicazione del Primo Libro de IL Capitale) per una riflessione filosofica e scenica, imperniata sulla necessità contemporanea di leggere l’opera d’ingegno del passato come unica possibile fonte identitaria di questo presente distratto e confuso, che darà luogo ad un cenacolo interdisciplinare (ottobre 2017 / aprile 2018) per attrici, attori, drammaturghi, compositori, storici e critici, investiti di responsabilità creative all’interno di un teatro sempre più scomposto e scomponibile.

"L'uscita dalla tradizione, dice Marx, inaugura in realtà una gigantesca crisi dell'organizzazione simbolica dell'umanità". I confronti essenziali, come quelli fra giovani e vecchi, fra donne e uomini, fra miserabili e potenti, fra il mio gruppo e gli altri gruppi, gli stranieri e i connazionali, gli eretici e i fedeli, i plebei e i nobili, le città e le campagne, chi lavora con l'intelletto e chi con le mani, sono stati a lungo rappresentati e rappresentabili secondo codici gerarchici spesso intrecciati tra loro". Ora che non è stata proposta una nuova simbolizzazione, ma unicamente una violenta costrizione reale ordinata dall'economia, ne risulta una crisi storica, estetica, artistica, anche, dei segni e dei simboli, entro cui la gioventù, e non solo, patisce il proprio disorientamento.

Può il teatro affrontare questa riflessione? Penso che debba, consapevole della propria parzialità, della propria necessità, della propria umanità.

 

PARTENER

Il Teatro di Roma  / Teatro Nazionale 

Dal programma di sala dello spettacolo

".....Abbiamo accolto senza riserve l’idea di attivare gli allievi neodiplomandi della nostra Scuola di Teatro e Perfezionamento professionale per diverse ragioni: innanzitutto per farli confrontare con un testo “capitale” della cultura industriale, economica e finanziaria, e più in generale della sociologia, che ha cambiato le esistenze e il futuro degli uomini; per riportare all’attenzione il titanico lavoro di Marx e Engels, che vale sia per coloro che ci governano che per coloro che subiscono le azioni e le leggi, in particolare quelle economiche e legate al mondo del lavoro e dei mestieri, in un momento davvero complesso per Europa, Nord America e in generale per tutto il pianeta.

Il tema del lavoro, della sua perdita, delle sue trasformazioni, della sua ricerca frustrante che ha get- tato nella precarietà più profonda le nuove generazioni, è stato un tema che abbiamo indagato sui nostri palcoscenici nelle ultime stagioni. Non è un caso che abbiamo voluto inaugurare la stagione 2017/2018 proprio con il secondo dei nostri “paesaggi teatrali”, ovvero con Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro: quei primi dieci tasselli drammaturgici firmati da altrettanti autori di altrettante regioni dell’Italia, ci hanno messo di fronte, come uno specchio dolente, le condizioni che uomini e donne, più maturi o più giovani, vivono quotidianamente, oggi, nel nostro Paese. I più applauditi di questi “corti teatrali” sono stati non a caso tre monologhi in arrivo dal sud della penisola: una donna delle pulizie di una base nell’Ogliastra, in Sardegna, scritto da Michela Murgia e interpretato da Arianna Scommegna, ci ha colpito per la rivendicazione della dignità di un lavoro, a costo della propria salute e della stessa propria vita; Ulderico Pesce ha inveito contro i danni all’ambiente e alle persone delle trivellazioni nella nostra “Lucania Saudita”; il palermitano Davide Enia, dopo un anno vissuto a Lampedusa, ha testimo- niato l’aggiornamento del mestiere della guardia costiera impegnata nel salvare vite nel Mediterraneo o recuperarne i corpi. Il nostro ringraziamento più sincero va a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto che chiude la nostra stagione, a Marco Lucchesi, in primis, agli allievi diplomandi e a tutte le maestranze che vi si sono dedicate. Confidando, infine, che quello che vedremo e quello che ascolteremo aprano spiragli di fiducia sul nostro futuro prossimo. Fossero anche solo delle domande".

Antonio Calbi

Direttore Teatro di Roma - Teatro Nazionale

http://www.teatrodiroma.net/doc/5019/span-class-searched-il-span-span-class-searched-capitale-span-di-karl-marx/

Il Teatro di Roma prevede infatti di sviluppare un ampio ed articolato palinsesto di attività collegate al tema del lavoro in tutte le sue implicazioni filosofiche, economiche e sociali. Produzioni, conferenze, seminari e approfondimenti saranno dedicato a questo percorso tematico che vede nel lavoro sul Capitale di Karl Marx il suo nucleo centrale.

Il progetto, oltre ad entrare a far parte del programma didattico 2017, grazie al coinvolgimento degli attori del Corso di Perfezionamento della Scuola di Teatro, rientra appieno nel progetto artistico 2017/2018 del Teatro di Roma.

Il Festival Quartieri dell'Arte ospiterà il lavoro frutto del Laboratorio su “Maria Stuarda in occasione della sua XXI edizione denominata "Ricostruzione di una Città" che terminerà nel 2020.

Una sezione speciale del Festival esplorerà la visione della cultura tedesca riformata dell’Italia e del Rinascimento attraverso l’opera di Schiller.

È in questo contesto che si colloca, assieme ad una messa in scena della rappresentata “Fiesco” e a un progetto di drammaturgia contemporanea che lega la poesia di Schiller e di Sannazzaro alla pittura di Massimo Rao, l’ospitalità della versione site-specific della “Maria Stuarda” prodotta dal Teatro Due di Roma (settembre/novembre 2017), con la regia di Marco Lucchesi e gli attori del laboratorio di specializzazione affiancati e sostenuti dalle attrici e insegnanti Daniela Giordano e Viola Graziosi.

La direzione del Festival considera dunque detta ospitalità strategica per l’attuazione delle linee programmatiche dell’edizione 2017.

Istituto dell'Enciclopedia TRECCANI

Treccani sceglie di debuttare in teatro con un’opera cruciale del pensiero economico e politico, d’altronde il teatro è una sorta di enciclopedia di possibilità espressive, le contiene tutte. I nostri consulenti scientifici hanno affiancato Lucchesi nella fase di interpretazione ed esegesi di un testo complesso, che ci aiuta a comprendere molti dei fenomeni che stanno accadendo oggi, a cominciare dalla pervasiva diffusione del capitalismo finanziario, che ha contribuito ad accentuare le diseguaglianze economiche e sociali». 

Massimo Bray

Direttore Generale  Treccani

 

Conervatorio Santa Cecilia di Roma

http://www.conservatoriosantacecilia.it/progetto-il-capitale/

Non accontentarsi della meravigliosa gabbia dorata dell'esecuzione musicale, replicata in un mondo di ricezione riservata, porta da una parte a volgersi verso tematiche anche inconsuete, apparentemente lontane, dall'altra a ricercare idee e progetti di produzione globale e di interazione tra le arti. Per questo il Conservatorio di musica "S. Cecilia" mira negli ultimi tempi a contribuire alla maggior collaborazione possibile con le altre realtà romane dell'espressione artistica, che sia anche luogo nel quale gli artisti possano confrontarsi e confortarsi, all'ombra di una serrata azione interistituzionale. 

Peraltro, i Conservatori di musica, le Accademie di belle arti, l'Accademia nazionale di danza, l'Accademia nazionale di arte drammatica, gli Istituti superiori per le industrie artistiche, tutte riconosciute come Istituzioni di alta cultura ai sensi dell'articolo 33 della Costituzione Italiana, costituiscono il sistema della cosiddetta Alta Formazione Artistica e Musicale.

Prima che un dispositivo normativo, o un dovere strategico, o una logica assemblativa, la collaborazione è però un'esigenza delle arti, che non riduce ma aumenta gli spazi della creatività, e  favorisce la comunicazione di oggetti spesso connotati dalla fragilità, dalla singolarità, dalla relatività, dall'essere autoreferenziali, oltreché legati alla dimensione performativa musicale dell'hic et nunc

Alta formazione, dunque, ma quest'attività non può non sfociare, e anzi essere intrinsecamente connessa con l'attività di produzione. 

Ecco allora che tessere rapporti con le pulsanti realtà produttive, siano esse musicali o come in questo caso del teatro di parola, diventa sbocco fisiologico, e d'altronde, un filone creativo estremamente poco conosciuto, come quello della musica di scena, da sempre, dall'inizio della storia del teatro, popola ogni spettacolo (a meno che non si voglia fare del silenzio, atto anch'esso musicale, la propria scelta). 

Occuparsi di produzione non vuol dire rinnegare le ragioni dell'arte in sé, ma trovare il giusto equilibrio che ne consenta una cittadinanza ampia. Ha senso creare se nessuno ascolta, guarda, legge? Certo ha senso, ma ne acquista di più se l'atto della comunicazione amplifica il messaggio, rendendolo patrimonio di tutti, e restituendo all'arte quello spazio nella società e nella formazione dell'uomo che un sistema  disattento o colpevole le ha negato. 

Come Walter Benjamin, dobbiamo oggi chiederci, a distanza di quasi un secolo, se all'aumento dei mezzi di riproduzione di massa si è unita un'educazione costante delle masse, il quale interrogativo rimanda tra gli altri al titolo di Karl Popper, Cattiva maestra televisione.

Non sarà che elevare al soglio dell'assoluto artistico la musica è stato funzionale a farla uscire dal patrimonio di tutti, e a rendere il mondo più ignorante?

Eppure la musica è sempre stata di tutti, è sempre stata parte del tutto, è sempre stata prodotta, commissionata, commerciata, venduta, è stata rappresentazione del potere, o della lotta contro il potere. 

Anche la storia della musica si deve leggere allora in chiave marxista? Hobsbawm risponderebbe affermativamente, e sul versante musicale gli scritti di Knepler ci offrirebbero letture di tutto interesse per ripensare e osservare da questo punto di vista la storia della musica con occhiali nuovi. 

Ecco anche perché accogliere il progetto di Marco Lucchesi è stato naturale, perché la musica - di tutti i tipi, purché ben fatta - risuoni ovunque e torni a essere disponibile e presente, senza il bisogno di porsi solo interrogativi estetici, ma riflettendo sulle molte utilità sociali. 

Gli artisti si sono sempre sporcati metaforicamente le mani con la realtà, e le hanno donata una parte importante, legata al bello, ma anche al funzionale.

Funzionale, come lo è stato dare nuova veste alla musica di Luis Bacalov trasportandola dalla protesta delle madri di Plaza de Mayo, esemplata magistralmente nello Stabat mater laico Estaba la madre.

Così, il dolore e la contestazione, tra declamati aspri e passaggi struggenti, mutano in opportune 'messe in musica' del realismo del Capitale, intreccio di più saperi, sul quale ancora molto riflettere.  

Roberto Giuliani

Direttore Conservatorio Santa Cecilia di Roma

 

PROGRAMMA 

A partire dal mese di luglio 2017, una classe/compagnia di 20 attrici e attori diplomati nelle principali scuole di recitazione italiane e quindici cantanti del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, inizierà un Laboratorio in merito alla lettura strutturale dei due testi; il 23 luglio il gruppo, in residenza / laboratorio in Umbria presso il "Centro Residenze Artistiche" Conte Rècani, inizierà il lavoro di preparazione ed allestimento di Maria Stuarda che debutterà a settembre, dopo una ulteriore Residenza Artistica a Vitorchiano (VT), nell’ambito della programmazione del Festival Quartieri dell’Arte.

Le protagoniste dello spettacolo Daniela Giordano e Viola Graziosi parteciperanno all'attività formativa e seminariale dell'allestimento anche in qualità di docenti.

Da ottobre, la classe/compagnia riprenderà la formazione propedeutica alla realizzazione dello spettacolo incentrato sui temi de Il Capitale di Marx.

Il laboratorio proseguirà fino a dicembre 2017 per approdare successivamente nella programmazione del Teatro di Roma in seno al Progetto: ”Il lavoro come capitale” stagione 2017/18.

 

STRUTTURA DEL LABORATORIO

Il lavoro si svolgerà seguendo sei finalità principali:

  • indagine dei materiali drammaturgici attraverso l’analisi e la critica della struttura profonda e riconoscibile dei testi
  • rapporto tra attore e testo/spazio per una presenza consapevole all’esperienza del testo
  • processo di appropriazione dei linguaggi utilizzati (prosa, verso, dialoghi) secondo un metodo collettivo ma non comunitario (quindi privo sostanzialmente di preconcetto)
  • elaborazione delle drammaturgie di riferimento per gli allestimenti
  • allestimento dei due spettacoli

http://www.teatrodiroma.net/doc/5636/il-capitale-di-karl-marx-laboratorio-a-cura-di-marco-lucchesi/

PROGETTO SPECIALE 2017 MIBACT

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 “Elisabetta: Io sono il potere”

 Il laboratorio sulla traduzione in versi italiani della Maria Stuarda , ad opera di Edwige De Battisti (1829), fornisce un’occasione eccezionale per approfondire una drammaturgia esemplare come quella che Shiller ha costruito per la sua tragedia. Questo tradimento/travestimento letterario (per dirla con Edoardo Sanguineti), rende epici ancor prima che tragici, oggi, i temi e le ricorrenze contemporanee che ne conseguono; in particolar modo la strumentalizzazione di ogni retorica del potere e dello scontro religioso e la disumanizzazione che ne consegue. Un territorio drammaturgico prismatico che offre ai giovani attori la possibilità di agire e recitare secondo la particolarità di questo linguaggio, sapendo che ogni testo, ogni grande testo, ha il suo, spesso convenzionale, specifico.

Storie Naturali

a proposito del senso e delle sue distrazioni

LABORATORIO della Scuola Perfezionamento del   TEATRO DI ROMA  -  Teatro Nazionale Gennaio / luglio 2017

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Questo laboratorio incontra, usa e attraversa il magma letterario di Edoardo Sanguineti, autore che ha teorizzato, più di ogni altro, per mezzo della sperimentazione e dell’esercizio, la condizione di una lingua in progressivo decadimento verso la sua definiva scomparsa.

Nel descrivere la sua scrittura Sanguineti parla di “un lessico francamente regressivo, di un sottoparlato oniroide” articolato “entro un registro deliberatamente depauperato e ristretto, in una sintassi sbalordita e deficiente”.

L’esercizio su questa specie di grammatica de-generativa, necessaria per una lettura moderna di ogni materiale drammaturgico, ed il tentativo di maturarne per la scena gli elementi fondamentali, concorrono alla formulazione di una ipotesi di lavoro che si sviluppa intorno ad immagini di sottrazione, di spaesamento, di rifugio nelle zone più inconsuete dello spazio scenico, di perdita del centro, di spostamenti di fuoco; di negazione del senso più canonizzato e irrigidito del testo, in favore di una nuova tessitura, autonoma, nella quale possano confluire, contemporaneamente, tutti gli elementi necessari.

Una strategia che non prevede particolari artifici scenografici, un’attenta definizione dei personaggi, un arioso svolgimento della vicenda, poiché il concetto che la legittima si articola nel senso del circoscrivere un luogo del pensiero, dell’abbandono, affrancato da ogni possibile riferimento psicologico.

All’attore che si presta a questo incontro, alla considerazione di un concetto estraneo alla propria formazione di attore “psicologico”, e privo, forse, di alcuni strumenti necessari per l’apprendimento e l’esercizio, si chiede di prestarsi con “meraviglia”, di contribuire alla definizione di questo “luogo”, creando una sua maschera di nudità, per così dire, biologica, e di confluire, naturalmente, nella tessitura, in questo montaggio di passaggi e di rimandi, confrontandosi con la difficoltà di non avere punti di riferimento tradizionali se non quelli del proprio sentire e del proprio vedere.

Questa proposta di lavoro si illude di questa de-generata aspirazione: cogliere le parole nel momento sfuggente ed irripetibile in cui, svincolandosi dal proprio significato, si “mostrano”, in transito, verso un altro luogo.

Non è possibile partecipare di questo avvenimento, oggi (e forse non lo è mai stato), ma crediamo che nella pratica di questa illusione, articolata, consapevolmente, nell’ambito della necessità personale, si possa cercare una possibile contemporaneità.

Memoria pubblica di questo percorso sarà la restituzione scenica, in forma strutturata, delle trame drammaturgiche costruite insieme agli attori che ne saranno anche consapevoli interpreti.